Biancaneve e il garrulo - Graziella Martina - Editori Vil Razza Dannata

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La mia prima collaborazione editoriale è avvenuta a Londra, dove i rapporti con gli editor delle due case editrici per cui ho lavorato erano frequenti. Mi telefonavano ogni due o tre settimane per informarsi su come procedeva il lavoro, per darmi dei suggerimenti ma, allo stesso tempo, per dirmi che la parte di lavoro fatta fino ad allora, andava bene. Per questo quando, rientrata a casa, mi sono trovata a lavorare per un editore italiano, nella fattispecie Veronesi della casa editrice Ibis, l’esperienza è stata traumatica. La traduzione che dovevo fare era molto impegnativa. Si trattava del manuale di sopravvivenza per esploratori scritto nel 1855 dallo scienziato Francis Galton intitolato Art of Travel. Dopo aver atteso per alcuni mesi che l’editore mi telefonasse per chiedermi se ero viva o morta, l’ho chiamato io. Ho avuto così modo di constatare fin da allora che quella di non scomodarsi era per lui una prassi normale.  
Nel corso di quella telefonata ha provveduto a informarmi, tutto allegro, di aver appena terminato il trasloco e di essere stupito che il telefono funzionasse ancora. Fantastico! Io stavo effettuando una traduzione che mi avrebbe impegnata per un anno intero, compresi i sabati e le domeniche, per un individuo che non si era neanche preoccupato di avvertirmi del suo cambio di indirizzo e, soprattutto, del cambio del numero di telefono! L’idea che era stato solo per caso che lo avevo rintracciato e che di lì a poco sarebbe stato uccel di bosco, non più contattabile al recapito in mio possesso, non contribuiva certo alla mia serenità. Oggi, con il senno di poi, mi rendo conto che avrei dovuto considerare quello come un segnale, decidere di conseguenza e scappare a gambe levate. Invece, il mio grande entusiasmo mi ha resa cieca e oggi è troppo tardi per recriminare. Il VeroCrook – nei sogni, o meglio, negli incubi, mi si manifesta con questo nome - aveva semplicemente palesato per la prima volta la sua grande inclinazione verso la tirchieria e la smemoratezza interessata.

Nel mio lavoro non ho mai badato a spese né ho mai calcolato il tempo trascorso su ogni pagina, alla ricerca del termine perfetto, della voce tecnica precisa, per un risultato il più possibile soddisfacente. Per documentarmi mi sono recata nei musei, ho contattato enti e associazioni per ricevere informazioni. Per le vecchie armi, di cui non sapevo nulla, ad esempio, sono andata all’Armeria Reale di Torino, dove vengono conservati i vecchi fucili ad avancarica, a retrocarica, i calcatoi… Mi sono anche recata presso un’associazione di astrofili dilettanti per controllare i paragrafi sull’orientamento basati sull’osservazione del cielo, le diverse tabelle… Ho acquistato libri per documentarmi sulla storia delle esplorazioni... Per non parlare dei lunghi soggiorni all’estero, tutti a spese mie, naturalmente. Ingenua come Biancaneve, avevo creduto nell'esistenza di un mondo magico popolato di editori onesti, in grado di apprezzare i miei sforzi e di ricompensarli adeguatamente ...
Il risultato è stato un lavoro straordinario, riconosciuto come tale da critici, esperti e lettori appassionati di viaggi rough. Ho avuto almeno questo piacere, oltre al fatto che il libro ha venduto bene, visto che dal punto di vista economico, esso è stato un disastro. Masochisticamente, avevo concesso all’editore di dilazionare di dieci anni il pagamento, mentre io traducevo altri libri, e lui ne ha ampiamente approfittato, continuando a farmi attendere a lungo, ovvero trascorsi i dieci anni, quei quattro soldi…







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